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Mi chiamo Carla COLOMBO, sono una pittrice e scrivo di poesia, ma, poichè amo tanto l'arte , oltre al mio sito ed ai miei blogs che qui sotto vedete, ho aperto questa Galleria virtuale per dare spazio all'arte di altri artisti. A tutto il marzo 2017 hanno esposto la loro arte su queste pagine virtuali 100 artisti con diverse espressioni artistiche: pittura, scultura, poesia, musica, fotografia ed altro
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mercoledì 30 aprile 2014

Patrizia Acerboni e la poesia del lago lariano

Con il mese delle rose dedico la personale on-line all'amica poetessa-scrittrice 
Patrizia Acerboni 
che con la Sua "Rosa del cotton"  e tanto altro accompagna queste mie pagine dedicate alla poesia dialettale del lac de Com (lago di Como) e quindi del mio dialetto, zona di Lecco  e dintorni. 
Patrizia scrive  con passione e grazia dedicando i suoi versi a personaggi e tradizioni  lariane, e sviscera alcuni aspetti che rendono tangibile un vivere dove le radici (intrinsiche nel nome del lago)  diventano profonde e immortali.
Ho conosciuto Patrizia qualche anno fa a seguito della Sua partecipazione ai "Giochi di Liberetà" organizzati dallo SPI-CGIL di Lecco , nel quale da diversi anni ho il piacere e l'onore di organizzare la parte artistica ed espositiva  nonchè membro di giuria. 
Ricordo che, qualche anno fa, Patrizia venne notata  da tutti noi subito  con la poesia "La rosa del Coton" e si era aggiudicata meritatamente il premio di eccellenza con conseguente partecipazioni alle finali di Bormio.
Da quel momento i nostri contatti, seppur saltuari, si sono mantenuti nel tempo e l'anno scorso ad Aprica, sempre a seguito del suddetto concorso, Patrizia mi ha omaggiata della Sua prima  raccolta di poesia "IO MI RACCONTO" che conservo gelosamente fra i volumi  dei miei amici poeti e scrittori. 

E' per me dunque un piacere rendere merito alla Sua "fatica letteraria"   lasciando questo spazio tutto per Lei per l'intero mese di maggio. 


Patrizia in visita alla mia mostra personale 
"FIORI NEI FIORI" - febbraio 2013 - Airuno 


BIOGRAFIA
Patrizia Acerboni 

nasce a Bellano, sulla sponda orientale del Lago di Como , il 14 dicembre 1956.
Terminate le scuole medie inferiori, frequenta un corso veloce di segretariato d’'azienda e poi via a
lavorare.
Nel 1986 conosce Giorgio e sei mesi dopo sono già sposi;  l’'anno successivo  nascono due gemelli
sani e vispi : Mario e Valentino.
Passano gli anni sempre mantenendo l'’impiego finchè,  nel novembre 1999,  un sasso  perso da un
camion che incrociava l’'auto del marito, lo colpisce alla testa, dando il via  ad  un calvario per  tutta
la famiglia che si concluderà nel gennaio 2005, quando Giorgio raggiunge la pace eterna.
Proprio in quel tempo e a seguito di altre circostanze ecco che Patrizia scopre il bisogno, forse una
necessità interiore, di dare libero sfogo a sentimenti che spaziano dalla tristezza all’'allegria;  avere
fra le mani una tavolozza e decidere, di volta in volta, i colori migliori.
Nel 2007,  a Mandello del Lario, viene organizzata la I edizione del Premio Letterario   intitolato
a Maria Luisa Castagna e organizzato dall’'Associazione Culturale "‘I amiis del dialett"’ a ricordo di
colei che rivestì la carica di Presidente.
Patrizia partecipa con la poesia - ‘I Agon del Lario’ -  e nella primavera 2008  è chiamata  a ritirare  il
1° premio.
Nel 2009 con - ‘La Rosa del Coton’ - si aggiudica il 2° posto e nel 2011,con - ‘Gioedì de gnocch’ -  ecco
un 3° posto; si potrebbe definire ‘L’'escalation del gambero’ ma questo non le impedisce di andare
avanti, anzi è uno sprone a migliorarsi.

Nel 2012, per la prima volta, si cimenta anche con un racconto breve - ‘I me gent, la mia famiglia’ - e
ottiene il 2° posto al quale si aggiunge anche il 2° posto con la poesia - ‘Delirii d’'amoeur’.-
Con il racconto breve - ‘La letera’ -  nel 2013 riesce a spuntare ancora un gratificante 2° posto.
Nel 2012 Patrizia matura  'l’idea di realizzare una piccola  raccolta dei  lavori fino a quel momento
realizzati e a maggio 2013 esce con l’'opera prima ‘"MI  RACCONTO"’,  dedicato  a  Chiara  Bariffi
( la giovane bellanese scomparsa anni  fa  nelle  acque  del  Lago  di  Como e  rinvenuta  poi  nello
specchio di Dervio, con  la sua auto,  nel settembre 2005),  definendola  la  sua  “triste e misteriosa
musa, la cui tragica conclusione della sua vita terrena, le fu fonte di ispirazione ”.
Questo  modesto lavoro ha  goduto della  recensione di Andrea Vitali e di  Virna Dotti,  Presidente
dell’'Assocazione Culturale "‘I amiis del dialett"’.
Apre  la raccolta  la poesia in lingua ‘- A Chiara‘ -  alla quale  fanno seguito otto poesie  in vernacolo
‘laghèe’ con relativa traduzione, per chiudere con ‘- Angeli volontari’ - , poesia in lingua, dedicata  ai
Vigili del Fuoco del Distaccamento di Bellano.


Ogni poesia, suddivisa in capitoli, è introdotta da un breve racconto esplicativo, da una dedica e da
schizzi mirati la cui esecuzione viene affidata al figlio Mario e alla giovane nuora Lara.
Patrizia ha immaginato questa raccolta come il ‘trenino rosso del Bernina’;  stazione di partenza  il
suo cuore mentre il capolinea sarà il cuore di quanti le faranno l'’onore di leggerla.
‘MI  RACCONTO’ è in vendita a Bellano presso la Cartoleria Pozzi di Monica Lazzari (telefono:
0341 820345) oppure scrivendo all’ indirizzo  e-mail : patriziaacerboni@hotmail.it ,  per eventuali
informazioni.
Recentemente, pur prediligendo esprimersi nel dialetto locale,  Patrizia  decide di comporre  anche
brevi lavori in lingua e uno di questi‘ Amore, dolce veleno’ è riconosciuto apprezzabile dalla giuria
del Premio Letterario ‘Aurelio Goretti 2013’ di Lierna,  segnalandolo come finalista.
Sul piano personale Patrizia ha tre passioni : cucinare, lavorare a maglia e cercare funghi; le prime
due le definisce ‘rilassanti’ mentre la terza, decisamente ‘stancante’, dona al corpo e allo spirito  il
preludio a un dolce riposo.



eccoci  AL LAGO DI POSCHIAVO con al centro il poeta Pierluigi CASIRAGHI 
anche lui finalista al concorso finali di Aprica 


durante la premiazione dei giochi di LIBERETA' (lei finalista  del concorso sezione racconto, io finalista sezione pittura per la zona di Bergamo e componente giuria sezione di Lecco)
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la RACCOLTA di PATRIZIA ACERBONI 
della quale mi ha fatto omaggio 
durante la vacanza di APRICA anno 2013 
"IO MI RACCONTO" 


Così scrivono lo scrittore lariano Andrea Vitali 


e Virna Dotti  Presidente
dell’'Assocazione Culturale "‘I amiis del dialett"’





ALCUNE POESIE E RACCONTI 

                                                                 I  AGON  DEL  LARIO

                                                     
                                                                 Quand che la primavera la brascia sù l’està
                                                                  sui riv l’'è tut un danas.
                                                                  Lenze e retin a ciapà chi guizz.
                                                                  Che singular tenzone:
                                                                  muscuii tirà a sedazzà l’'acqua,
                                                                  brilen i esche, inviden con l’ingann chi adess l’è lì
                                                                  ma po’? …
                                                                  Mantel d’argent e ciaror de luna se messcen, complici,
                                                                  in mezz a la spuma che sbatt cuntra la riva.
                                                                  Picui saltei e maliziose giravolte par che disan:
                                                                  “Oh pescador pazienta, vegnarò su la tua taula ma prima
                                                                  lasum el temp per rinuà la vita”.

                                                                                                                                                  
                                                 Al mio papà Mario,  abile cacciatore che,  per amor mio,  seppe
                                                 vincere la sua naturale riluttanza per il lago, accompagnandomi
                                                 con infinita pazienza ogniqualvolta gliene facevo richiesta.



                                                                       AGONI   DEL  LARIO

                                                                       Allorché la primavera abbraccia l’estate
                                                                       è tutto un brulicar sulle rive.
                                                                       Lenze e retini a catturar quei guizzi.
                                                                       Qual singolar tenzone :                                                                                   
                                                                       muscoli contratti a setacciar le acque,
                                                                       brillano le esche, invitano con l’inganno chi ora è lì     
                                                                       ma poi? …
                                                                       Argenteo manto e chiaror di luna si fondono,complici,
                                                                       in mezzo alla spuma che sbatte contro la riva.
                                                                       Piccoli balzi e maliziose giravolte par dicano:
                                                                       “Oh pescator pazienta, arriverò alla tua tavola ma prima
                                                                       lasciami il tempo per rinnovar la vita".
                                                 


                   
LA  ROSA  DEL COTON
Oh gent, cumè l’è brut vegniì vecc!
Vo foo a fa la spesa e quant  so lì, denanz al macelar,
me  regordi  minga se g’ho de crompà.
De tosa  lauravi  al  Coton,
andavi  innanz e  indree de  Fumlacc a Belan
con un tocch de bicicleta che ’l  mera metuu insem
el  me papà…
e adess perché  foo  el  cafè senza meteg  l’acqua?
Vardi  el me Ginu  indormentaa  sul divan,
e me ve in ment  el  dì che sem scambià el prim basin
sul porton del Coton…
coma foo a desmentegas de cromprà el  pan?
Ho metuu  al  mont  quater  tosan
el Coton l’era ormai lontan;
el Ginu  el  cercava el  mascc …
me regordi per  fil e per segn ogni virgola di chi mument
e la facia smorta del me om ch’el diseva :
la sarà per la prosima volta…
coma foo a lasà pizz el gas?
La mia tosa magiora l’ha m’ha  menà  dal specialista,
el  m’ha vardà de sot  e de sora, in scià e in là;
ala fin de la fera l’ha di che g’ho … boh una parola
tudesca che me regordi  doma  che la comenza con la A.
Adess  so  chi  denanz  al Coton
ma de telar, aspi e ball gnanca l’ombria,
minga un operari  o ’l  portinar de domandac,
doma  quater  fioo che giuga al balon…
e adess  ‘me faroo senza la mia bicicleta?

Alla mia amica e consigliera Giuliana De Col  che trascorse  la sua vita sui telai del Coton  e
che ci ha lasciati il 16 gennaio 2012, spegnendosi serenamente.
 A quanti invece soffrono di questa tremenda malattia e ai loro famigliari, inevitabilmente
coinvolti in una spirale che solo la morte può fermare.                                                                      

LA ROSA DEL COTONIFICIO

Oh gente, com'’è brutto invecchiare!
Esco a far la spesa e quando sono lì, davanti al macellaio,
non mi ricordo cosa devo comperare.

Da ragazza lavoravo al Cotonificio,
andavo avanti e indietro da Fiumelatte a Bellano
con un pezzo di bicicletta che mi aveva messo insieme
il mio papà …
e adesso perché faccio il caffè senza metterci l’'acqua?

Guardo il mio Gino addormentato sul divano,
e mi viene in mente il giorno che ci siamo scambiati il primo bacio
sul portone del Cotonificio …
come faccio a dimenticarmi di comperare il pane?

Ho messo al mondo quattro ragazze
il Cotonificio era ormai lontano;
il Gino cercava il maschio …
mi ricordo per filo e per segno ogni virgola di quei momenti
e la faccia pallida di mio marito che diceva:
sarà per la prossima volta …
come faccio a lasciare acceso il gas?

Mia figlia maggiore mi ha portato dallo specialista,
mi ha guardata di sotto e di sopra, di qua e di là;
alla fine ha detto che ho … boh una parola
tedesca che mi ricordo solo che comincia con la A.

Adesso son qui davanti al Cotonificio
ma di telai, aspi e balle neanche l’'ombra,
non un operaio o il portinaio per domandare,
solo quattro ragazzi che giocano al pallone…
e adesso come farò senza la mia bicicletta?

                                                             
          
disegno di Lara e Mario 




GIOEDI’  DE  GNOCCH

Al  caldin, sota  i  coert  a  sognà  quaicoss  de bel,
“ sarem  i  occ e vedem  se sucet “  me disi  …..

La mia nona in cùsina a pelà patati  e  mi  a  vardà giò da la finestra
la gent  che pasa  in mezz  ai   banchett  del  mercà …..
Chi  che  crompa, chi  che  ciciara,
quel che incanta “ vegnì  scià donn che ghe l’ho mi  el  formacc  bon”.

Schiscia  l’occ  el  soo  al  lac  sornion…..
me  piass  vardà la mia nona coi  man pien de farina
intant che me pasa giò  l’acquolina …..

D’un tratt,  scur  in cùsina intant che bofa  un’aria malandrina,
sparis d’improvis  el  soo, el  lac  el  se fa minacios …..
“L’è scià  el  menasin, curem, curem  a  cà”  vosen  i  donn
 fra i  banchett del  mercà.
Dal  buss  de Menas  un sinistro ciaror  lasa  intend negot de bon.
Des minut de pagura …..
Rodelen  i  pomm e l’insalata di  frutiroo,
se inversen  i  ombrei di banchett, volen  i  sotan  e  i  brach di mercant,
doma  i  borei  de formacc  bon  i  resta  al  sò  post.
Dal ciel piancc  acqua gelada che te bagna  i  oss  e  te  leva  el  fiaa.
Menasin  sfogaa  e  soo  che  torna  e  tuti  el  basa…..
Tuta sudada e stremida me desedi
“ ma l’è doma un sogn ” me disi…..
profum de salvia che rostiss nel buter bon,
ma alora i gnocch i è minga un sogn!


Alla mia nonna materna Angiolina, autentica massaia di tempi  lontani
che partiva ogni giovedì di buon ora,  con la sportina fatta di  castagne
secche  infilate  sullo  spago,  a comperare  le  patate  buone  per  fare
gnocchi superlativi.


GIOVEDI’  DI  GNOCCHI

Al calduccio, sotto le coperte a sognare qualcosa di bello,
“chiudiamo gli occhi e vediamo cosa succede” mi dico …

La mia nonna in cucina a pelare patate e io a guardar giù dalla finestra
la gente che passa in mezzo ai banchetti del mercato …
Chi compera, chi chiacchiera,
quello che incanta “venite qui donne che l’'ho io il formaggio buono”.

Schiaccia l'’occhio il sole al lago sornione …
mi piace guardare la mia nonna con le mani piene di farina
intanto che mi passa giù l’'acquolina …

D’'un tratto scuro in cucina intanto che soffia un’aria malandrina,
sparisce d’'improvviso il sole, il lago si fa minaccioso …
“Sta arrivando il menaggino, corriamo, corriamo a casa” gridano le donne
fra i banchetti del mercato.

Dal buco di Menaggio un sinistro chiarore lascia intendere niente di buono.
Dieci minuti di paura …
Rotolano le mele e l'’insalata dei fruttivendoli,
si rovesciano gli ombrelloni dei banchetti, volano le gonne e i pantaloni dei mercanti,
solo le forme di formaggio buono restano al loro posto.

Dal cielo piange acqua gelata che ti bagna le ossa e ti toglie il fiato.
Menaggino sfogato e sole che torna e tutti bacia …

Tutta sudata e spaventata mi sveglio
“ma è solo un sogno” mi dico …
profumo di salvia che arrostisce nel burro buono,
ma allora gli gnocchi non sono un sogno!

                                                      

disegno di Lara e Mario 



I  ME  GENT, LA MIA FAMIGLIA

Incoeu l’è propi una giurnada de noembre; foo da la finestra  doma  un lac  indormentaa che se  sconfont
con la nebia che scont i montagn de l’oltra sponda.  I ram biott  di  platani,  sul vial,  someien a tanti man
in cerca de elemosina : “sole, sole Signore, dacci un po’ di sole” par che disan.
Macchè soo!  Dal ciel pianc quel’acqueta che se  ved  minga  ma  che la se sent in di oss.   Brr, che frecc!
Al caldin ne la mia cuccia molesina presti oregia al silenzio :  tass el merlo  e  gnanca i passer g’han voia
de cipà;  me manca el  vers strident  di  gabian e anca i anedr i fà scena muta.     Oh Madona,  sarò minga
diventada  anca  storna;   mancàress   oltro  dopo la catarata,  i dencc che bala,  i genocc che se incruscia.
L’è anca vera che voo per  i quindes  ‘primavere’  come i  e  ciama la mia padrona, o mei,  la mia mama.
La mia mama …. l’ha ma menà a  cà   una bela  giurnada de metà lui;   gh’eri duu  mess  apena  apena  e
tanta pagura, ma l’è stada la mia fortuna. El soo omm, el me papà, el m’ha ciapà in brascc, el m’ha pogià
sul coeur; oh, quel tic-tac l’era mei de ‘na ninna-nanna.
 Un gran trambust, me desedi con quater occ che lusìss pùntaa su de mì.
“Mamma, oh grazie mamma  è tanto bello  e tanto piccolo…  come lo chiameremo?”   cìpen in coro duu
fiulett.     
“Ragazzi, è una femminuccia e,  se siete d’accordo,  la chiameremo Bella,  ma ora lasciamola tranquilla;
è  stanca  e  disorientata  e  voi dovete fare i compiti.   Mettiamola  nella  cuccia  e  vedrete che  sarà lei a
cercarci”.
El papà su l’otomana col giurnal in man, la mama in cusina a spadelà e i duu ‘barabba’ a studià.
Ghe  vori  un  ben  de l’anima  anca  se  adess  i è giuinott e ghe manca el temp de giugà con mi; i g’ha la
morosa e l’è tuta un’oltra storia.
Pasa un quai ann e un dì … un prèvet,  quater  figur  vestii  de  scur,  ‘na mota de gent  che brascia e basa
la mia mama coi  occ ross  e lustri e col  pànet  del  nas  in  man; la piancc la mia mama, voo in gir per cà
a cercà el papà… quaidun  me  ciapa  in  brascc,  el vedi,  in  un  scatolon  pien de pizz,  vestii de la festa
con la sua bela facia semper soridenta; el dorma, lasemel posà.
Vòlen i  setiman  e dopo  sett o vott  mess un bel dì comparis una bala bianca col muus mezz ciar e mezz
scur; Polpetta,  che razza  de  nom per  un  can,  l’è stremida e la trema de  pagùra  propi compagn de mì
tanti ann prima.   Difìdi de quela cagnina che sguagniss  ma me se strenc el couer e diventom amiise nel
gir de poch temp.
Fracass de gerosii  che se derviss,  se illumina la stanza,  via la nebia,  el lac el ghigna sornion intant che
merli, passer, anedr e gabian saluden el dì che riva.
“Sveglia pigrone” ciama la mama “andiamo in cucina per il biscottino del  buongiorno  e poi a svegliare
i due ‘barabba’ dormiglioni”.
Capisi minga se l’è staa doma un sogn ma ghe voreva un dì malinconic de noembre  a regordam  quanto
ben vori ai mè gent  e tutt l’amor che i è stà bon de damm, ogniun a la soo manera.
Adess via de corsa, se fa per dì, a ciapà el biscott prima de la Polpetta.


LA MIA GENTE, LA MIA FAMIGLIA

Oggi è proprio una giornata di novembre;  fuori dalla finestra solo un lago  addormentato che si confonde
con la nebbia che nasconde le montagne dell’'altra sponda.   I rami spogli dei platani , sul viale,  sembrano
tante mani in cerca di elemosina : “sole, sole Signore, dacci un po’ di sole” par che dicano.
Macchè sole! Dal cielo piange quell’'acquetta che non si vede ma che si sente nelle ossa. Brrr, che freddo!
Al calduccio nella mia cuccia morbida presto orecchio al silenzio: tace il merlo e nemmeno i  passeri  han
voglia di cipare; mi manca il verso stridente dei gabbiani e anche le anatre fanno scena muta.
Oh Madonna, non sarò diventata anche sorda; ci mancherebbe altro dopo la cataratta,  i denti che ballano,
le ginocchia che si piegano.
E’ pur vero che vado per le quindici ‘primavere’ come le chiama la mia padrona, o meglio la mia mamma.
La mia mamma … mi ha portata a casa una bella giornata di metà luglio; avevo due mesi appena appena  e
tanta paura, ma è stata la mia fortuna. Suo marito, il mio papà, m’ha presa in braccio, mi ha appoggiata sul
cuore; oh, quel tic-tac era meglio di una ninna-nanna.
Un gran trambusto, mi sveglio con quattro occhi che luccicano puntati su di me.
“Mamma, oh grazie mamma è tanto bello e tanto piccolo… come lo chiameremo?” dicono in coro due
bambini.
“Ragazzi, è una femminuccia e, se siete d'’accordo, la chiameremo Bella, ma ora lasciamola tranquilla;
è stanca e disorientata e voi dovete fare i compiti.
Mettiamola nella cuccia e vedrete che sarà lei a cercarci”.
Il papà sul divano con il giornale in mano, la mamma in cucina a spadellare e i due ‘barabba’ a studiare.
Gli voglio un bene dell’'anima anche se adesso sono due giovanotti e non hanno più tempo per giocare con
me; hanno la ragazza ed è tutta un’'altra storia.
Passa qualche anno e un giorno … un prete,quattro figure vestite di scuro tanta gente che abbraccia e bacia
la mia mamma con gli occhi rossi e lucidi e con il fazzoletto da naso in mano;  piange la mia mamma, giro
per casa a cercare il papà … qualcuno mi prende in braccio',lo vedo,'in uno scatolone pieno di pizzi, vestito
a festa con la sua bella faccia sempre sorridente; dorme, lasciamolo riposare.
Volano le settimane e dopo sette o otto mesi compare una palla bianca con il muso mezzo chiaro e mezzo
scuro; Polpetta, che strano nome per un cane, è spaventata e trema di paura proprio come me tanti anni fa.
Diffido di quella cagnolina che guaisce ma mi si stringe il cuore e diventiamo amiche nel giro di poco
tempo.
Rumore di persiane che si aprono, si illumina la stanza, via la nebbia, il lago sorride sornione intanto che
merli, passeri, anatre e gabbiani salutano il giorno che arriva.
“Sveglia pigrone” chiama la mamma “andiamo in cucina per il biscottino del buongiorno e poi a svegliare
i due ‘barabba’ dormiglioni”.
Non capisco se è stato solo un sogno ma ci voleva un giorno malinconico di novembre a ricordarmi quanto
bene voglio alla mia famiglia e tutto l’'amore che sono stati capaci di darmi ognuno a modo suo.
Adesso via di corsa, si fa per dire, a prendere il biscotto prima della Polpetta.
                                                                                                                                             

DELIRII  D'’AMOEUR

Sul taol el lapis e ‘n tocch de notes i me varda malament …
dal cifòn, in mezz a ‘na mota de berlafuss, un viss d’angel me surid.

Vooia la ment e anca el coeur,
me manca la rima e i parol de dichiarà el me amoeur.

Sò stracch, sò stuff, en poodi poeu…
comoda l’otomana, l’invida a posà
el bicer de ross el farà el rest.

Quanti parol me bala denanz,
corr el lapis su quela poca carta …
gnanca el temp de resonà.

Pàsa la man su la carne bianca che me varda dal cifòn
e perdi la reson.

Angelica l’è el so nom …
g’ho de cercala in sposa quela bela tosa
dai cavei biond e i occ celest.

Infili la braga e giò de corsa per la contrada
… sperem de troala.

Campan che sona la Dirlindana,
l’è scià la nocc…
vooi el stomecch, rangòla i busecch…
ma l’amoeur l’è propri quest ?    
                                               
Al grande popolo degli innamorati,  a coloro che lo furono
per risvegliarne le memorie e a quanti lo sono o lo saranno
perché non c’è mondo, non c’è vita senza amore.

DELIRI  D’'AMORE

Sul tavolo una matita e un pezzo di carta mi guardano  in malo modo …
dal comodino, in mezzo a un mucchio di cianfrusaglie, un viso d’'angelo mi sorride.

Vuota la mente e anche il cuore,
mi manca la rima e le parole per dichiarare il mio amore.

Sono stanco, sono stufo, non ne posso più …
comodo il divano, invita a riposare
il bicchiere di rosso farà il resto.

Quante parole mi danzano davanti,
corre la matita su quella poca carta …
neanche il tempo per ragionare.

Passa la mano sulla carne bianca che mi guarda dal comodino
e perdo la ragione.

Angelica è il suo nome …
devo chiederla in sposa quella bella ragazza
dai capelli biondi e gli occhi azzurri.

Infilo i pantaloni e giù di corsa per la contrada
… speriamo di trovarla.

Campane che suonano la  Dirlindana,
arriva la notte …
vuoto lo stomaco, brontola la pancia …
ma l’'amore è proprio questo?


            
                                                  A  Chiara
                                                  Veloce correva la vita ……
                                                  Lui era lì,  pronto ad accoglierti con un gelido abbraccio    
                                                  nei suoi abissi misteriosi ed imperscrutabili.
                                                  Di chi la mano che fece tanto ?
                                                  Il tuo grido d'’aiuto, cavalcando le onde,
                                                  ha varcato la soglia del comprensibile
                                                  ed ora non più contorte lamiere per il tuo sepolcro.
                                                  All’'ombra di quel cipresso lo rivedrai quel lago,
                                                  a volte calmo come olio a volte furioso
                                                  e col calar della sera le mille luci  che lo adornano
                                                  scalderanno il cuore di chi mai smise di cercarti.
                                                  Oltre le verità,  è Lui il testimone indiscusso e silenzioso
                                                  di ciò che fu.
                                                  A noi la certezza di averti ritrovata.


                                                 Ai famigliari di Chiara e a tutti coloro che non potranno mai dare
                                                 un senso al loro profondo dolore
                                                             

          ANGELI  VOLONTARI


          L’urlo della sirena a lacerar la notte                  
          ne interrompe il  giusto riposo.
          Un balzo, un battito d'’ali e son pronti.
          Incendio, frana, incidente …                                                              
          non  conoscono ostacoli.
          Batte forte il cuore e gli sguardi s’incrociano
          in un muto parlare “ Ce la faremo ! “.
         Accordi frenetici : ogni attimo è vita.                                             
         Gesti decisi, studiati non lasciano spazio
         all’'improvvisato e, quando tutto è cessato …
         volti stanchi ma illuminati e labbra increspate                                                 
          in una lacrima di sorriso.
         Riuniti al desco a ricordar le storie di mille e mille fatti;
         preziosi consigli a chi ancora esperienza non ha.
         Saggezza, abnegazione, solidarietà ed amicizia                                                            
         ad alimentar l'’unica fiamma che brucia in caserma.


        Ai  Vigili  del  Fuoco del distaccamento di  Bellano, nell’augurio unanime
        di non dover mai ricorrere al loro intervento, ben consapevoli di poter fare                        
        affidamento in ogni momento e situazione.



AMORE, DOLCE VELENO

Amore, dolce veleno …
si insinua ovunque, ti scuote le membra
ti solleva l'’anima fino a toccare le stelle lontane
ti sprofonda nell’'oblio fatto d'’immenso …

Amore, dolce veleno …
mai stanco, ti abbraccia
ti ridona il respiro a lungo sospeso
ti riporta alla vita appesa a un filo …

Apri gli occhi velati, straniti
attraversati da mondi lontani …
e vuoi ancora
anche solo una goccia di quel dolce veleno.




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Tutte queste poesie ed altre, accompagnate da disegni - schizzi di Lara  e Mario (nuora e figlio) sono presenti nella raccolta di poesie "IO MI RACCONTO" 


 La raccolta è in vendita a Bellano presso la Cartoleria Pozzi di Monica Lazzari 

RECAPITI DI PATRIZIA ACERBONI :
- TEL 0341 820345  
  e-mail : patriziaacerboni@hotmail.it 

VI RINGRAZIO sin d'ora dell'attenzione che vorrete riservare alla mia quasi compaesana ed amica, ma priama di chiudere la personale e dare spazio ai Vostri eventuali commenti, mi piace l'idea di postare qualche immagine della cittadina di Bellano. che ricordo sempre con molto affetto.  Ho avuto modo di trasccorere delle brevi vacanze all'età di 15-16 anni  nella frazione di Lezzeno, sopra Bellano. Spesso   scendevo dalla scalinata antica che dal Santuario di Lezzeno porta al lago per  gustarmi  il  sole e la brezza delle acque  del lago.   Bellano. città del  Grossi. offre al visitatore vicoli caratteristici, il famoso "Orrido", senza dimenticare chiese e monumenti. E  che dire poi di una navigazione sul lago magari accompagnata da un buon pesce di lago cucinato proprio sulle acque? 






lasciate un Vostro commento...grazie