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MESE DI MARZO

IL MESE DI MARZO E' DEDICATO ALL'ARTE DI LILLO MAGRO

Lillo Magro

Lillo Magro

lunedì 30 dicembre 2013

Le sculture d'incanto di Luca Iovine


Quella che Vi propongo questo primo mese del nuovo anno (2014) è un'arte secondo me   molto particolare e colma di pathos che  mi attrae molto proprio perchè reputo che pochi eletti possano cimentarsi in questa espressione artistica. 
Non conosco personalmente il  bravissimo artista che vado a proporVi, e che è arrivato su questo mio spazio tramite un amico comune, ma sono ben lieta ed onorata di ospitarlo e di cercare quindi di dare lustro alle sue stupende creature silenti che tanto raccontano nella loro "finta staticità".

Vi presento il maestro scultore 
LUCA IOVINE di Napoli 
Volutamente non aggiungo nulla di più, rischierei solo di sporcare la completa e  perfetta analisi che presto andrete a scorrere che decanta in modo superbo  tutto, ma proprio tutto,  di queste stupende opere e del suo autore. 

CENNI BIOGRAFICI E  CURRICULUM

Luca Iovine (1943) è nato a Napoli, dove attualmente vive e lavora (www.lucaiovine.it)
Scultore per vocazione, ama la materia e la manualità e collega le sue forme a materiali quali l’ulivo, il noce, il paduk, la pietra lavica, il tufo e la creta.
La sua ricerca creativa ha radici giovanili, ma è negli anni ’80 che riesce a raggiungere quella maturità artistica tale da consentirgli di esporre le sue opere ad un pubblico più ampio nonché di raccogliere consensi e riconoscimenti in un crescendo di eventi che lo vedono coinvolto in tantissimi mostre :

1982 - Bacoli, Napoli, “Estate Bacolese”, collettiva Bagnoli, Napoli, Italsider-Giffas, collettiva
1983 - Pozzuoli, Napoli, Terme Puteolane, collettiva Bagnoli, Napoli, Italsider-Giffas, collettiva
1985 - Napoli, Chiesa dell’Immacolata, personale Sorrento, Galleria “Il Sagittario”, personale
1987 - Rossano Calabro, Mostra Artigianato, personale Forio d’Ischia, Napoli, Circolo Nautico, personale
1988 - Qualiano, Napoli, premio “Città di Qualiano”, collettiva
1990 - Napoli, Biblioteca Comunale R.Caccioppoli”, personale
             Cava dei Tirreni, “Scultori giovani, giovani scultori”, collettiva
             Barra, Napoli, esegue grande altorilievo murale in via B. Buozzi
             Napoli, Castel dell’Ovo e Chiesa S.M.La Nova, “Rassegna d’arte ANAT”
1991 -  Napoli, Chiostro S.M: La Nova, “Rassegna d’arte ANAT”, collettiva
             Cercola-Napoli, “Rassegna d’arte Comune di Cercola”, collettiva
             San Sebastiano al Vesuvio, Napoli, “Al bar con l’arte”, collettiva
             Napoli, ex ospedale Pace, “Omaggio ad Eduardo”, collettiva
             Ariano Irpino, “VI Rassegna Ceramica Campana”, collettiva
             Barra, Napoli, “Una scultura per uno spazio verde”, collettiva
             Napoli, Mostra d’Oltremare, collettiva
1992 -  Roma, “Artaria”, Teatro dell’Orologio, collettiva
            Ercolano, Napoli, “Città del Monte, spedizione Vesuvio” grafica by fax
            Tivoli, “Present’ Art”, collettiva
            Roma, Palazzo Colonna, “Sarajevo contro l’umanità”, collettiva
1993 -  Napoli, Galleria Poiein, “Eu-Bio-Sia”, collettiva
            Roma, Casale Garibaldi,  “Pasoliniana”, collettiva
            Maratea, Palazzo Vitolo, “Pasoliniana: itinerari visivi Presenteisti”
            Roma, “Contro-corrente: prospettive Presenteiste”, collettiva
            L’Aquila, Galleria “Spazio Arte”, collettiva
1994 -  Parma, Centro Culturale S. Andrea, progetto “Zero”, collettiva
1995 -  Orta di Atella, Caserta, convegno “La scultura tra pubblico e privato”
1996 -  Roma, Hotel Savoy, I Roma Audio Show, “Stereo kit”
            Montesarchio, Benevento, un altare per la festa del “Corpus Domini”
1997 -  Bologna, “Fiera campionaria”, personale
            Furore, Salerno, Palazzo Comunale, personale
2001 -  Napoli, Orto Botanico, “III Congresso Int. Di Etnobotanica”, personale
2004 -  Bagnoli, Napoli, Città della Scienza
2008 -  Frosinone, Villa Comunale “Il Casale”, personale

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RECENSIONE - PRESENTAZIONE
di
Antonio Magliulo
(critico e storico d'arte)

   Due aspetti saltano subito agli occhi, osservando la produzione di Luca Iovine: l’anti-monumentalità, ovvero il superamento della retorica moderna, e la ricerca di nuove modalità espressive, riscontrabili sia nelle opere d’impronta figurativa che in quelle di tipo non figurativo.
   L’artista, che predilige il legno e la pietra, si colloca nell’era postmoderna, non tanto per motivi anagrafici, quanto per  la sua adesione ai codici comunicativi tipici di questo periodo. Egli partecipa attivamente alla propria epoca, cogliendone stonature e contraddizioni, ma anche positività, per proiettarle poi, grazie alla notevole vena creativa, nelle proprie creazioni.
   La prima tappa del suo itinerario compositivo è la definizione del rapporto dell'opera con lo spazio circostante; le sue sculture, specialmente quelle definite “aeree”, non invadono lo spazio fisico, ma sembrano integrarsi con esso, come se ne facessero parte da sempre, archetipi del dialettico e inesauribile rapporto dell’uomo con l’universo.
   Indicative, in tal senso, le opere: “Rondini” ed  “Astro”, che testimoniano il bisogno di produrre arte per sentirsi in armonia col mondo circostante.
   Nelle opere lignee, Iovine tende a secondare sia l’originaria forma del materiale che l’orientamento:  molti suoi lavori conservano nodi, fessure, sinuosità, depressioni, sporgenze e si elevano verso l’alto, rispondendo così anche ad un’istanza totemica o panica, da non confondere con una forma di religiosità, in quanto ciò che induce l’artista a modellare tronchi, ciocchi, rami, valorizzandone spesso le caratteristiche, è semplicemente rispetto nei confronti della natura, una realtà  dotata di straordinarie risorse.
   C’è, nel suo repertorio, un’analogia con la scultura brancusiana, ma è una circostanza casuale, del tutto involontaria, giacché lo scultore partenopeo ha un mondo interiore tutto proprio ed una vasta gamma di potenzialità per esprimerlo, dunque l’accostamento con l’artista rumeno è soltanto esemplificativo ed aiuta a comprendere meglio la portata della sua arte. Come Brancusi, Iovine porta alle estreme conseguenze il processo di stilizzazione, sino a rasentare l’astrattismo, contribuendo così ad accentuare la divaricazione esistente tra i paradigmi dell’arte romantica e le tendenze della scultura contemporanea.
   Egli prende sì le distanze dai canoni tradizionali, ma non li ripudia, conosce la storia dell’arte e mostra notevole padronanza dei processi formali: disegno, tecniche e strumenti per modellare la materia.
   In alcune opere, fra cui il “Guerriero” e “L’angelo”, emergono qualità che confermano la sua attenzione per il passato. Nel primo dei due lavori citati è individuabile la foggia ellenica dell’elmo, mentre nel secondo  è evidente il profilo trecentesco delle ali, contrassegnate da elegante levità.
   Con “Madre Natura”, l’artista palesa la propria conoscenza del legno e dei molteplici spunti che esso può offrire. In quest’opera, materia e forma sono compenetrate a tal punto, che è quasi impossibile tracciare una linea di demarcazione tra forma naturale e lavoro dell’artista; la figura che emerge infine dal ceppo è un’opera di elevata fattura, in cui è apprezzabile l’armonia dell’insieme e l’abile “panneggio”, ricavato dalle pliche naturali del legno.
   Questa capacità di secondare la forma della materia grezza è riscontrabile anche in altre sculture, fra cui: “Madre”, dotata di sporgenze e cavità naturali, sicché l’opera ultimata risulta provvista di un grembo profondo, avvolgente, atto a proteggere la creatura che la genitrice tiene avvinta a sé. L’opera potrebbe catalogarsi nel “filone primitivista”, a cui l’artista non è estraneo.
  Anche in altri lavori (qui non presenti) egli mostra attenzione per soggetti caratterizzati da una certa purezza primordiale, soggetti che sembrano fare da contrappunto ai modelli delle società più evolute.
   Si è visto che la sua produzione lignea è suddivisibile in due macro-gruppi: le sculture di tipo figurativo e quelle di tipo non figurativo. A questa seconda categoria, appartengono opere come “Sarajevo”;  “Toccata e fuga”,Tau”,“Per Pasolini”, etc
   Quest’ultima potrebbe considerarsi l’espressione più compiuta del genere, non solo perché sconfina nell’arte concettuale, ma perché propone una visione del grande artista scomparso che non è soltanto ontologica, ma viva, carnale e anche un po’ corrosiva.
   Se la osserviamo attentamente, notiamo che è costituita da un ampio e sottile arco di legno che rappresenta una sagoma umana; nella parte superiore l’arco s’ispessisce, come a formare il capo; quest’ultimo è attraversato da elementi aghiformi,  simboleggianti dei flussi o vettori energetici provenienti dall’etere, che nell’attraversare il cerebro, lasciano delle leggere tracce di sangue, a foggia di saette; sono le idee e le ispirazioni, spesso travagliate, che stimolarono la produzione del grande artista emiliano.
   Le estremità superiori di detti “aghi” sono marcate con un colore azzurro che rappresenta l’originaria purezza delle idee; quelle inferiori, poste all’interno della sagoma, sono tinte di rosso, giallo e azzurro e rappresentano dei segni d’interpunzione, che simboleggiano la scrittura e, più in generale, le creazioni dell’artista emiliano, che fu poeta e regista cinematografico.
   Le basi della sagoma citata somigliano ai piedi, ma hanno una forma distorta, “tormentata”, a denotare le difficoltà che Pasolini incontrò nel muoversi ed operare in un mondo ostile e refrattario alle “provocazioni”.
   Nel repertorio di Iovine troviamo opere “transizionali”, che rappresentano cioè il passaggio fra quelle figurative e quelle non figurative.
    Oltre alle citate “Rondini” ed “Astro”, filiformi e dotate di notevole leggerezza,  notiamo:“Taurus”; “Arca  Araguaiana” ; “Prigionieri d’amore”, “Orgia Antiqua”, “Nodulo” etc. che, pur conservando elementi di riconoscibilità, presentano degli attributi informali e pertanto invitano ad una decrittazione che le renda fruibili. 
   In “Taurus”, ad esempio, la figura è ridotta all’essenziale, ovvero: corna e spina dorsale, in un processo di scarnificazione, che tende ad una rappresentazione essenziale, minimalista, che però nulla toglie all’idea di un animale divenuto, nella coscienza collettiva, simbolo di straordinario vigore e persino di culto. 
    “Orgìa antiqua”, che riprende il nome di una nota farfalla, sembrerebbe la più iconica fra le sculture citate, eppure è pregna di meta-significati, giacché rappresenta la simbiosi fra donna e natura, espressa per altro in modo fantasioso ed originale.
   Un doveroso cenno va fatto a:“Nodulo”, un’opera di esemplare fattura, che allude al male femminile, quello fisico e spirituale, ed è caratterizzata da un certo polimorfismo sagomatico, che sta ad indicare appunto i diversi stadi e i differenti aspetti della sofferenza.
   Le opere sopra citate, assieme ad altre costituite da elementi assemblati fra loro: “Percorso iniziatico”; “Toccata e fuga”, “Ustica”, ect. potrebbero definirsi installazioni e rientrare pertanto in quel percorso di rinnovamento dell’arte scultorea, che non consiste più soltanto nel mettere, levare, levigare, lucidare, etc, ma nel dar vita a strutture o configurazioni tridimensionali, composte talvolta da materiali anche eterogenei fra loro: legno, vetro, metallo, etc. 
   Iovine si è dedicato pure al modellamento della pietra, materia con cui ha saputo creare numerose sculture, nelle quali frequente è il tema del mito e della leggenda.
   Da tali manufatti, realizzati con la tecnica del bassorilievo e miniati con ammirevole precisione, emerge il tenace legame esistente fra l’artista ed i Campi Flegrei, terra di luci, ombre, cultura, arte e vestigia di antiche civiltà, che la rendono unica al mondo.
   L’artista campano ha ritratto nelle dure selci diversi personaggi epici: Enea, Turno, Tritone, Miseno, etc
    Nel bassorilievo  intitolato “Gladiatori”, realizzato su marna, è evidente l’abile gioco plastico e l’attenta anatomia delle figure, qualità che rivelano la perfetta assimilazione del magistero michelangiolesco.
   Da ricordare pure “Crocifissione di Pietro” “Madonna” e “Amplesso”; etc. opere d’impronta varia.
     La produzione di Iovine va ben al di là del repertorio qui pubblicato e comprende creazioni anche a carattere ironico, tendenza presente negli animi più aperti e attenti a cogliere gli aspetti bizzarri o contraddittori della realtà circostante.
    Ciò rivela la versatilità dell’artista e il notevole acume dell’uomo, un uomo retto, riservato e schivo, al quale il tempo renderà il giusto merito. 

ALCUNE SCULTURE ESEGUITE 
IN PIETRA, LEGNO E MATERIALI VARI 









































































e poi desidero postare altre tre immagini , che ho scelto personalmente poichè mi hanno molto incuriosita 


























Il maestro Luca Iovine si diletta anche nella creazioni di splendidi monili-gioielli artistici. 
Vi mostro due esempi di ciondoli scultore:




Eseguito con pietra ARDESIA con incisione di colore acrilico su fronte e retro 



Eseguito con pietra calcare di Numana con incisione di colore acrilico 

un breve video 





A Voi ogni considerazione ..... 
Come fin qui avete gentilmente offerto il Vostro contributo, sono sicura  che anche per questo bravissimo  artista   riserverete un  plauso ed apprezzamento. 

Grazie a tutti ed un lietissimo anno 2014 

Ricevo da Luca IOVINE :


Gentile Sig.ra Carla,
con la presente voglio augurarle un radioso e sereno nuovo anno, e soprattutto ringraziarla di cuore per avermi ospitato sul suo blog artistico. Credo che alla sua iniziativa vada riconosciuto non solo un grande valore e merito artistico ma anche sociale dal momento che offre visibilità ad artisti poco conosciuti.
Colgo l'occasione per ringraziare anche il caro amico Antonio che è riuscito a descrivere egregiamente la mia opera artistica e a coglierne il significato. 
Rinnovando ad entrambi  i miei ringraziamenti vi invio i miei più cari saluti.

Luca Iovine